Le tavole eugubine
Scritto da nando il 9 marzo 2010
Gubbio è una delle città umbre più antiche. Numerosi ritrovamenti archeologici, tra i quali i resti di un antico caseggiato rinvenuti sul monte Calvo, avvalorano l’ipotesi della presenza di insediamenti umani su questo territorio sin dalla preistoria. Il nome antico della città era Ikuvium o Iguvium e la sua particolare posizione geografica, la rendeva meta di passaggio per tutti quelli che avevano la necessità di spostarsi dalla costa tirrenica a quella adriatica dell’Italia. Molte popolazioni, come ad esempio quella etrusca, scelsero questi territori per risiedervi stabilmente, lasciando ai posteri numerose tracce che si riferiscono alla loro cultura e alle loro abitudini.

Una delle preziose tavole eugubine
Tra i più importanti reperti archeologici rinvenuti fino ad oggi, le tavole eugubine rappresentano uno dei pochi documenti risalenti al periodo umbro-etrusco della città. La loro datazione e il luogo del loro ritrovamento sono ancora oggetto di studi approfonditi a causa delle pochissime informazioni che sono giunte sino ad oggi.
Per quanto riguarda il loro ritrovamento, in particolare, gli studiosi si dividono: a parere di uno studioso anonimo del XVII secolo, esse erano conservate all’interno di una stanza sotterranea situata in prossimità della chiesa di San Francesco; altri ritengono che esse siano state rinvenute presso i resti di un antico teatro romano; altri ancora ne indicano il ritrovamento nei pressi del tempio dedicato a Giove Appennino, una costruzione risalente all’antica Roma e situata ai piedi del monte Catria.
Anche il numero originario delle tavole è incerto: lo studioso anonimo su citato ritenne che in totale fossero 12; altri ne contano 9 e altri ancora 8. Quelle giunte sino a noi oggi, però, sono soltanto 7.
La data del loro rinvenimento è totalmente oscura. Il primo documento ufficiale che ne parla è un atto notarile, datato 25 agosto 1456, intitolato “Emptio certatum tabularum eburnea rum facta per Comune a Paulo Sclavo”. In conformità a quanto riportato nel documento, nel 1456 il proprietario delle tavole, il sig. “Paulus Greghori de Sig.a” donava al Comune di Gubbio le sette tavole in cambio della cessione per due anni, da parte di questo, degli incassi relativi alla tassa sui Monti e Pascoli.
Dal punto di vista strutturale le tavole eugubine sono state realizzate in bronzo e riportano antiche incisioni in lingua latina e umbro-etrusca. La superficie incisa è leggermente diversa in alcune tavole: la maggior parte di esse, infatti, è incisa su entrambe le facciate; la terza e la quarta tavola, al contrario, sono incise soltanto su una facciata.
Le prime quattro tavole, inoltre, sembrano essere più antiche delle successive tre. In particolare, le prime, scritte in lingua umbro-etrusca, potrebbero essere state incise tra il III e il II secolo a.C.; le ultime tre potrebbero risalire, invece, al I secolo a.C. circa. Una particolare caratteristica che differenzia ulteriormente queste ultime tre tavole dalle precedenti è che la quinta di esse è scritta, su un lato e su parte dell’altro, in lingua umbro-etrusca, mentre le ultime due sono interamente in latino. Per meglio classificarle gli studiosi tendono chiamare le tavole scritte in umbro “paleoumbre”, mentre quelle scritte in latino “neoumbre”.
Gli studiosi iniziarono a interessarsi alla loro traduzione nel corso del Rinascimento: ne furono eseguite manualmente delle copie affidate agli studiosi dell’epoca; in seguito, poi, furono riprodotte in maggiore quantità grazie all’uso di presse e di altri strumenti meccanici. Una di queste copie fu affidata a Filippo Buonarroti, importante studioso, il quale, nel 1723 circa riuscì a dargli la classificazione numerica utilizzata ancora oggi. Le sue copie, in seguito, furono donate all’Accademia Etrusca di Cortona che le conserva ancora oggi. Un’altra copia è visibile, invece, presso l’Archivio di Stato della città.
Sono molti gli studiosi che si sono dedicati alla traduzione delle tavole eugubine e, in seguito ai loro studi è emerso che esse descrivono i cerimoniali e i riti religiosi di antiche feste. Esse, inoltre, danno numerose informazioni sul territorio di Gubbio e sulle credenze religiose antiche. In particolare: nella prima tavola sono indicati i rituali da eseguire durante i riti di purificazione della città e dell’esercito; nella seconda tavola sono descritte le istruzioni da eseguire in caso di presagi avversi; nella terza e nella quarta si parla delle “Sestentasie”, feste religiose che probabilmente erano festeggiate annualmente; la quinta tavola regolarizza il compenso e le sanzioni relative ai compiti dell’operatore di culto; la sesta riassume brevemente le cerimonie di purificazione dell’esercito e della città già descritte nella prima tavola; la settima, infine, parla dei compiti dell’operatore di culto e descrive altri aspetti delle cerimonie di purificazione.
Le dimensioni delle tavole sono variabili: le più piccole, la terza e la quarta, misurano 40 x 28 cm, mentre le più grandi, la sesta e la settima, misurano 87 x 57 cm. Esse sono contenute all’interno del palazzo dei Consoli di Gubbio, uno degli edifici più antichi della città, sede della pinacoteca e del museo civico cittadino.
Valentina Coppola
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Eventi e tradizioni enogastronomiche ad Orvieto
Scritto da nando il 9 marzo 2010
Orvieto è una città da sempre legata alle proprie tradizioni e alla propria storia. Questo forte legame si manifesta ogni anno nei suoi tradizionali eventi culturali che coinvolgono non solo i cittadini ma anche i turisti in visita alla città. Tra gli appuntamenti annuali più importanti c’è l’Umbria Jazz Winter, che si svolge generalmente tra dicembre e gennaio e che quest’anno (2010/2011) è giunto alla sua diciottesima edizione. La prima edizione del festival risale al 1973 e sin da subito ebbe molto successo grazie anche alla sua particolare forma “itinerante”. Orvieto è da molto tempo una delle tappe di questo festival che ancora oggi, a distanza di anni, è una delle manifestazioni più attese dagli amanti della musica jazz e non solo. Protagonista dei numerosi concerti, infatti, non è soltanto la musica jazz ma anche il blues, il soul, il gospel, il rhythm’n’blues, e tutti quei generi musicali classificabili come la “musica nera”. Grazie a quest’ampio panorama musicale, sui palchi dell’Umbria Jazz si sono alternati artisti internazionali molto famosi. Nell’ultima edizione del festival tenutasi tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio scorso, in particolare, sono intervenuti: B.B. King, Burt Bacharach, George Benson, Stefano Bollani, Francesco Cafiso, Chick Corea, Ahmad Jamal, Wynton Marsalis, Enrico Pieranunzi, Renato Sellani, Simply Red, Cecil Taylor e James Taylor. A Orvieto, in particolare, la manifestazione si svolge generalmente nel centro storico cittadino ospitata all’interno d’importanti palazzi storici, teatri e edifici religiosi. Luoghi privilegiati sono, infatti, il Duomo, il palazzo del Popolo, il Teatro Mancinelli, il palazzo dei Sette, la Sala del Carmine e il Museo Emilio Greco.
Altro appuntamento annuale molto atteso dagli appassionati di motori è la Cronoscalata della Castellana, un’emozionante gara di velocità su un terreno in salita riservata alle auto moderne. Generalmente la corsa è organizzata verso aprile-maggio di ogni anno. In particolare, l’edizione 2010 si terrà i giorni 8 e 9 maggio. Le autovetture partono generalmente dalla frazione di Ciconia e, dopo aver percorso un tragitto di circa 6100 m in salita, tagliano il traguardo a Colonnetta di Prodo.
Sono molti anche gli eventi legati alla tradizione enogastronomica della città che ha il suo punto forte nella produzione del vino che, a Orvieto, era coltivato sin dai tempi degli Etruschi. Il territorio collinare e soleggiato di Orvieto, infatti, sembra essere uno dei migliori per la coltivazione delle viti. Tra gli ottimi vini storici ci sono l’Orvieto e l’Orvieto Classico mentre uno dei più recenti, ma ugualmente ottimo, è l’Orvieto Rosso DOC. Altri vini particolarmente gustosi sono il Fobiano de “La Carraia”, il Febeo di Cardeto, il Cervaro de “La Sala” e il Muffato de “La Sala”. Quest’ultimo, in particolare, è dotato di un colore rosso molto intenso con caratteristici riflessi blu. Dal gusto deciso, il Muffato è caratteristico anche per le note di rosmarino che ne arricchiscono l’aroma.
Tra gli eventi legati alla degustazione del vino, ogni anno la città organizza la manifestazione “Le strade del vino” un’iniziativa a carattere culturale che, oltre alla visita alle cantine e alle aziende vitivinicole del territorio, ha lo scopo di mostrare le bellezze naturali, artistiche e storiche del paese.
Altro prodotto tipico della zona è il Cenerino IGT, un formaggio prodotto con latte di pecora caratteristico per il suo sapore deciso. La stagionatura di questo formaggio è attuata in due fasi: i primi 3 mesi viene conservato sotto la cenere e i successivi 4 all’interno di appositi contenitori in terracotta.
L’area circostante ad Orvieto, inoltre, è anche molto ricca di funghi e tartufi. Tra i tartufi più rinomati che vi nascono c’è il Tartufo Bianco Pregiato,
il cui nome scientifico è Tuber magnatum Pico, caratteristico per il suo profumo piacevole e deciso. Questo e i molti altri tipi di tartufi che vi nascono sono protagonisti, ogni anno di una delle più importanti mostre mercato in tema.
Tra gli altri prodotti tipici dell’orvietano si ricordano: l’olio extravergine d’oliva “Umbria DOP dei Colli Orvietani”, con il suo tipico odore fruttato; la “Pera di Monteleone d’Orvieto”, nota anche come la “bistecca del villano” per le sue elevate proprietà nutritive; la norcineria, cioè i numerosi salumi prodotti con la carne della nota “Cinta senese” una razza suina molto diffusa a Orvieto.
Sono molti anche gli eventi a carattere religioso, tra i quali il più importante è la processione del Corpus Domini che evoca lo storico miracolo di Bolsena il quale diede avvio alla celebrazione di questa importante festa religiosa. Ogni anno alla processione religiosa segue un corteo storico in maschera in cui i partecipanti vestono gli abiti e gli stemmi delle antiche famiglie gentilizie di Orvieto.

Palio dell'Oca
Altri eventi storico-religiosi particolarmente sentiti dalla popolazione sono, inoltre il Palio dell’Oca, una corsa a cavallo tra le due contrade cittadine che si svolge la domenica seguente la Pentecoste e la festa della Palombella organizzata annualmente anch’essa in occasione della Pentecoste.
Valentina Coppola
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Musei e Palazzi storici di Orvieto
Scritto da nando il 6 marzo 2010
Passeggiando per le strade di Orvieto non è difficile imbattersi in numerosi monumenti e palazzi storici ancora ben conservati. Essi sono testimoni di un tempo in cui la città era abitata anche da molte forti famiglie aristocratiche che spesso avevano l’abitudine di organizzare serate di gala, banchetti e feste nei loro lussuosi palazzi riservate agli appartenenti alla nobiltà. Ognuna di queste dimore, oggi destinate a scopi civici, mostra ancora i resti degli stucchi e gli affreschi che ne abbellivano le pareti e che li rendono dei veri e propri tesori architettonici.
Tra gli edifici storici più importanti c’è palazzo Buzi, innalzato durante il 1580 circa nei pressi di San Bernardino. La struttura fu interamente progettata dall’architetto Ippolito Scalza ma, nel corso del tempo, a causa di numerosi passaggi di proprietà ha subito notevoli rimaneggiamenti che hanno parzialmente alterato il suo aspetto originale. Le pareti interne sono abbellite da affreschi di noti pittori dell’epoca, come G. Battista Lombardelli e Cesare Nebbia. Molti altri affreschi, tuttavia, sono stati realizzati in seguito e sovrapposti a quelli più antichi, come ad esempio quelli realizzati da Mariano Piervittori.
Opera dello stesso architetto è il palazzo Clementini, noto anche come palazzo del Cornelio, che si affaccia sulla piazza Ippolito Scalza. I lavori per la sua costruzione ebbero inizio nel 1567 circa ma l’architetto Scalza, purtroppo, non riuscì a portare a termine la costruzione. Dal punto di vista strutturale, il palazzo Clementini mostra i tipici segni architettonici del Seicento che trovano la loro manifestazione nel portone d’ingresso bugnato così come i lati della facciata. Particolarmente eleganti le finestre al primo piano caratterizzate da timpani alternati, a forma tonda e ad angolo. La facciata del palazzo, rimasta incompleta, fu terminata soltanto nel 1937 su progetto dell’architetto Gustavo Giovannoni. Oggi il palazzo Clementini è la sede del Liceo Classico di Orvieto e fino al 2008 ospitava anche la fornita Biblioteca comunale.
Il palazzo Comunale, invece, è sito in piazza della Repubblica e la sua struttura rappresenta il riadattamento di un edificio più antico risalente al primo decennio del 1200 circa. La ristrutturazione, invece, fu eseguita nel corso del 1600 da Ippolito Scalza il quale si occupò soprattutto di rinnovarne la facciata. La struttura del palazzo contribuisce a creare un’aura di solennità e di imponenza a tutta l’area circostante soprattutto grazie alle tre targhe commemorative visibili sulla facciata principale. Esse ricordano importanti eventi storici e, in particolare, il cinquantennio della liberazione della città, le nozze d’argento di Margherita e Umberto di Savoia e l’annessione di Orvieto all’Italia. Le sette arcate a tutto sesto che si aprono sul piano terra contribuiscono a slanciarne verticalmente la figura. Nel corso degli anni il palazzo Comunale è passato di mano in mano fino a quando nel 1516 papa Leone X lo donò al Comune di Orvieto affinché fosse destinato ad accogliere i Delegati Apostolici della Santa Sede.
Altro importante palazzo storico è il palazzo dei Sette sito in corso Cavour e realizzato verso la fine del 1200. La struttura originaria fu modificata verso la seconda metà del 1500 per opera di Ippolito Scalza il quale progettò la grande scalinata e il portale d’ingresso. Il palazzo inizialmente fu proprietà della famiglia Della Torre, in seguito della Santa Sede, della magistratura dei Sette (ovvero i sette rappresentanti delle sette Arti Maggiori) e nuovamente del Papato (il palazzo dei Sette, infatti, è anche denominato “Torre del papa”). Papa Leone X lo donò al Comune di Orvieto durante il 1515 circa e da quel momento fu destinato ad accogliere il Governatore. Il palazzo dei Sette è collegato alla vicina Torre del Moro, o Torre Civica, alla cui cima è situata la campana storica della città, inizialmente posta sul palazzo del Popolo, che anticamente suonava per chiamare i cittadini alle armi.
Il palazzo Faina, invece, è dotato di una struttura prevalentemente moderna. Fu realizzato, infatti, nel corso dei primi anni dell’Ottocento sui resti di un’antica costruzione risalente al Medio Evo. Ora il palazzo ospita il Museo intitolato a Claudio Faina dotato di una vasta collezione di antichi reperti attribuiti alle popolazioni etrusche riportate alla luce all’interno delle molte necropoli situare in zona.
Il Museo dell’Opera del Duomo, invece, è ospitato all’interno del palazzo Soliano ed espone una bellissima collezione di opere d’arte risalenti al Rinascimento italiano. Molte delle opere esposte appartengono a importanti artisti come Giovanni Lanfranco, Federico Zuccari e altri. Nel piano terra dello stesso palazzo è ospitato, invece, il museo “Emilio Greco” in cui è possibile vedere una delle più vaste collezioni del grande scultore.

Il palazzo dei Papi
Il palazzo Papale, invece, ospita il Museo Archeologico Nazionale che raccoglie i numerosi reperti archeologici riportati alla luce nei siti circostanti. Questo palazzo, insieme al palazzo Vescovile e il vicino palazzo Soliano, costituivano l’insieme dei palazzi Papali in quanto, durante il 1200, ospitarono numerosi papi, tra i quali Gregorio X e Urbano IV.
Valentina Coppola
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I palazzi storici di Terni
Scritto da nando il 4 marzo 2010
Terni è una città ricca di monumenti, piazze e palazzi storici testimoni illustri di un tempo ormai lontano. I numerosi palazzi storici, in particolare, fanno pensare a come in passato questa città dovesse essere uno dei punti di riferimento più importanti per le vecchie classi aristocratiche e nobili.

Palazzo Spada
Il palazzo Spada, l’attuale sede del Municipio di Terni, è sicuramente uno dei più antichi. Realizzato durante il XV secolo su disegno dell’architetto Antonio da Sangallo il Giovane, fu portato a termine nella seconda metà del Cinquecento. Esso era destinato ad accogliere la ricca famiglia del conte Michelangelo Spada, a quanto sembra, legato da una profonda amicizia con papa Giulio III. Nel corso degli anni, tuttavia, fu acquistato dalla famiglia Massarucci e in seguito divenne residenza delle Suore del Bambin Gesù. Soltanto nel 1973 divenne proprietà e sede del Comune di Terni. Dal punto di vista strutturale, il palazzo Spada è composto da due livelli più un piano ammezzato che rendono il suo aspetto esteriore piuttosto massiccio. L’unico elemento che sembra slanciarlo in altezza è l’ingresso anticipato da tre archi. Nel corso degli anni, soprattutto dal momento in cui fu destinato ad accogliere la sede comunale, il palazzo Spada ha subito numerosi restauri che hanno coinvolto principalmente la parete esterna e la pavimentazione sia esterna che interna. In cima al palazzo è possibile vedere le due terrazze laterali a forma quadrangolare, realizzate nel corso del Settecento. All’interno, invece, sono visibili ancora oggi i numerosi affreschi che abbelliscono principalmente le pareti del piano nobiliare. Tra i capolavori che vi si possono osservare ci sono il “Fetonte punito da Giove”, la “Battaglia di Lepanto” e la “Strage degli Ugonotti” visibili all’interno della Sala consiliare. In prossimità di questa sala si aprono altre 4 piccole stanze all’interno delle quali si possono osservare principalmente raffigurazioni di antiche divinità pagane. Bellissimi paesaggi naturali, molti dei quali sono stati realizzati nel corso dell’Ottocento, sono raffigurati nell’omonima “Sala dei paesaggi”.
Altro importante edificio storico è il palazzo Mazzancolli, sede dell’Archivio di Stato della città. Come il precedente, anche questo palazzo risale al XV secolo e fu fatto realizzare da Ludovico Mazzancolli. Lo stemma della famiglia nobile è visibile ancora oggi vicino al piccolo balcone che sovrasta l’ingresso. La struttura di questo edificio storico appare particolarmente elegante grazie alla presenza del bel porticato.
Bellissimi affreschi sono conservati anche all’interno di palazzo Rosci, noto anche come palazzo Bianchini – Riccardi. Esso fu fatto realizzare nel corso del Cinquecento dalla famiglia Rosci nei pressi del Duomo di Terni. Tra i dipinti più interessanti che vi si possono osservare c’è la “Madonna del Cassero” e “Scene dalla Gerusalemme Liberata”, quest’ultimo risalente al Settecento. I gigli angioini simbolo della famiglia abbelliscono ancora oggi l’entrata del palazzo.
Il palazzo Gazzoli, invece, è la sede della Pinacoteca di Terni e fu fatto realizzare negli ultimi anni del XVIII secolo da Luigi Gazzoli. Esso fu progettato dall’architetto Andrea Vici e innalzato su un antico edificio risalente all’antica Roma, presumibilmente un impianto termale, i cui resti sono stati rinvenuti nel cortile interno del palazzo durante il suo ultimo restauro. Lo stile del palazzo è quello tardo rinascimentale e sono da ammirare i bellissimi affreschi che tutt’ora decorano le pareti della zona nobiliare. In particolare, gli affreschi visibili, realizzati da Liborio Coccetti, rappresentano per lo più episodi mitologici.
Il palazzo Manassei, sito in Corso Vittorio Emanuele, fu proprietà della più antica famiglia nobile di Terni. I lavori per la sua realizzazione, voluti da Cipriano Manassei, ebbero inizio nel 1422 e pare che esso sia stato innalzato sull’antica abitazione della famiglia romana dei Tacito. I lavori che portarono alla completa realizzazione del palazzo proseguirono per tutto il Quattrocento per opera di Stefano Manassei ma terminarono solo nei primi anni del Settecento. Dal punto di vista strutturale, il palazzo rispecchia lo stile tipico degli altri palazzi nobiliari i quali presentano numerose similitudini con gli edifici romani. L’area antistante al palazzo è stata completamente ristrutturata per essere adibita a residenza ma il resto del palazzo conserva ancora l’originaria struttura settecentesca.
La storia del palazzo Mariani è molto articolata. Esso fu fatto realizzare nel corso del Cinquecento dai Giocosi e da quel momento passò di mano in mano fino a ospitare l’attuale Istituto Musicale Giulio Briccialdi. Particolarmente interessanti sono le pareti interne del palazzo riccamente abbellite con affreschi risalenti al Cinquecento che raffigurano soprattutto motivi singolari e fantasiosi.
Anche i Filerna erano un’altra ricca e potente famiglia nobile di Terni.
La costruzione della loro lussuosa dimora, l’attuale palazzo Montani, risale ai primi del Seicento e nel corso degli anni non ha subito numerosi riadattamenti. La sua struttura, infatti, appare abbastanza omogenea. Soltanto durante gli anni ‘60 del secolo scorso subì alcuni interventi che ne modificarono la zona dell’ex-giardino e della bella terrazza affrescata che ancora oggi si tenta di riportare alla sua forma originaria.
Valentina Coppola
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Itinerario naturalistico a Terni
Scritto da nando il 3 marzo 2010
Terni è una delle città più visitate dell’Umbria perché è in grado di offrire numerose possibilità di svago e divertimento ai numerosi turisti che la visitano ogni anno: alla Terni dello shopping e dei negozi alla moda, si affianca la Terni storica con i suoi numerosi edifici e monumenti che ne ripercorrono la storia. C’è, poi, la Terni del divertimento e della frizzante vita notturna che si anima nelle discoteche, nei locali e nei bar della città. C’è, infine, la Terni naturalistica, con le sue bellissime architetture naturali, i suoi parchi e le sue riserve all’interno delle quali si può aver modo di conoscere e di stare a stretto contatto con la flora e la fauna locale. Le aree naturali da visitare sono molte, soprattutto se ci si sposta dalla città vera e propria verso le zone più collinari.
Alle spalle di Terni, in particolare, s’innalzano i monti Martani, che rappresentano i luoghi ideali per una breve gita in montagna a contatto con la natura. A questo massiccio appartengono diversi monti: monte Martano, monte Forzano, “Capoccia Pelata”, monte Torricella, “Cima Panco” e monte Torre Maggiore. Quest’ultimo, il più alto, raggiunge un’altezza di 1.121 m s.l.m. ed è caratteristico per la sua cima non molto ripida e coperta di prati ed alberi. Attraversando Cesi un piccolo centro abitato, è possibile giungere ai resti di un antico tempio risalente al V secolo a.C. noto con la denominazione di “Ara Major”. Vicino il tempio sono state rinvenute anche piccole statue in bronzo che raffiguravano guerrieri e pastori. Particolarmente indicati a chi vuole trascorrere momenti piacevoli lontano dalla città e dal traffico, i monti Martani sono ricchi di foreste e boschi, grotte e doline naturali nate nell’arco di migliaia di anni grazie alla forza erosiva delle acque. Una delle grotte più famose, in particolare, è la Voragine di Pozzale, sita nel comune di Spoleto, larga 30 m e profonda 20.
La provincia di Terni è attraversata anche da importanti corsi d’acqua, luoghi ideali per fare pic-nic o per cercare ombra nei caldi mesi estivi. Il torrente Serra, ad esempio, è uno di questi: esso nasce a un’altezza di circa 600 m s.l.m. presso Madonna di Panico e scorre nella vallata di Valserra, a cui da’ il nome. L’intera Valserra è ricca di strettoie e canaloni molto frequentati dagli appassionati di canyoning. Le acque di questo torrente alimentano quelle del più grande fiume Nera che attraversa l’Umbria e alimenta, a sua volta, le acque del Tevere. In particolare, il fiume Nera entra in Umbria presso Valnerina, anch’essa ricca di grotte visitabili con l’aiuto di guide speleologiche esperte. Per gran parte del suo corso il Nera attraversa aree verdeggianti quasi totalmente incontaminate, luoghi ideali per rigenerare il corpo e lo spirito. Al suo ingresso nella Provincia di Terni, il fiume Nera diventa Parco fluviale, quindi, area protetta. Le autorità addette alla tutela di quest’area sono attualmente impegnate nella realizzazione di progetti che mirano a rivalutare il territorio creando interessanti itinerari naturalistici e recuperando i siti archeologici della zona.

Parco fluviale del Tevere
Il Parco fluviale del Nera non è l’unico della provincia di Terni. Altra importante area protetta è il Parco fluviale del Tevere, sotto la tutela del WWF dal 1990. Anche in questa zona è possibile visitare interessanti aree archeologiche, in particolare presso i comuni di Orvieto e Baschi. La flora e la fauna tipiche del Parco fluviale del Tevere sono quelle comuni alle aree umide e fluviali. La vegetazione, infatti, è costituita prevalentemente da pioppi, lecci e soprattutto salici. Per quanto riguarda la fauna, all’interno del Parco si possono ammirare rari esemplari di falco pescatore, aironi, cigni, cormorani e poiane. La tipica fauna ittica, invece, è costituita da carpe, numerosi esemplari di pesce persico e lucci. La particolare ricchezza di vegetazione e di animali contribuisce a rendere quest’area una delle più interessanti dal punto di vista naturalistico e una delle più belle. Man mano che si sale verso la montagna, infatti, si può avere la fortuna di incontrare daini e caprioli. Dal punto di vista speleologico, l’area del Parco fluviale del Tevere è famosa anche per le sue grotte e, in particolare, per la grotta di Piana e di Santa Romana, site presso la Roccaccia. La principale di queste grotte, quella di Santa Romana, è nota per essere la più grande grotta di travertino in Italia.
Fiore all’occhiello dell’intero panorama naturalistico, però, è la bellissima cascata delle Marmore, le cui acque sono, ancora oggi, un’importante fonte di energia. Le sue acque, alimentate principalmente da quelle del fiume Nera, confluiscono nel lago Piedilugo, famoso per essere la sede del Centro Nazionale Remiero. Nell’antichità sia la cascata delle Marmore, sia il lago Piedilugo erano tappe quasi obbligatorie per tutti i viaggiatori che si recavano a Roma. Alcuni dei visitatori illustri, infatti, furono Galileo Galilei, Vittorio Alfieri, Gioacchino Belli, Lord Byron.
Valentina Coppola
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