Cascia, terra di asceti
Sezione: Città e paesi | 1 ottobre 2009 scritto da admin
Cascia, di origine romana, deriva da “Cassia”, nome di un’antica stirpe nobiliare.
E’ situata a sud est della regione umbra, proprio sotto la provincia di Perugia.
A 653 m dal mare, questo paese è un gioiello di orgoglio e cultura. Spossato da vari terremoti che hanno messo a dura prova l’eredità monumentale, talvolta distruggendola in parte, è sempre riemerso da ogni catastrofe e ancora oggi sfoggia un’interessante commistione di arte romana, medievale e rinascimentale.
Le chiese attraggono i visitatori per i tanti affreschi votivi delle scuole umbre, marchigiane e senesi.
Nota per la Santa degli impossibili, Santa Rita da Cascia, è terra di pellegrinaggio per devoti e per chi ama la natura, circondata com’è da boschi e da un mistero austero che ne ha fatto da sempre meta di asceti e ricercatori spirituali.
Il territorio
Altitudine: 653
Superficie: 180,56 km²
Abitanti: 3274
Cap: 06043
Prefisso telefonico: 0743
Municipio: Piazza Aldo Moro 3, tel. 0743 – 751350 fax. 0743 – 751344
Biblioteca Comunale di Cascia tel. 0743/751368
Cenni geografici:
Il Comune di Cascia si trova all’interno della suggestiva Valnerina e, insieme a Norcia, è uno dei suoi centri principali.
Comprende un territorio posizionato tra i 523 e i 1875 metri sul livello del mare. Sorge presso il fiume Corno.
Le sue principali attività economiche sono: il settore alberghiero e alimentare.
I prodotti tipici di Cascina sono: lo zafferano, il prosciutto e i salumi, i tartufi, la lenticchia, i formaggi, il farro.
Frazioni e località: Atri, Avendita, Buda, Castel S.Giovanni, Castel S.Maria, Cerasola, Chiavano, Civita, Colforcella, Collegiacone, Colmotino, Coronella, Fogliano, Logna, Maltignano, Ocosce, Onelli, Opagna, Poggio Primocaso, Roccaporena, San Giorgio, Santa Anatolia, Trognano, Villa S.Silvestro, S.Trinità, Fustagna, Piandoli, Giappiedi, Capanne di Collegiacone, Sciedi, Valdonica, Capanne di Roccaporena, Tazzo, Manigi, Serviglio, Colle S. Stefano, Puro, Palmaiolo.
Storia
Terra dedica alla pastorizia e alla transumanza, anticamente era un Municipio romano dal nome Cursula. Pare abbia avuto all’epoca una certa importanza e si dice che Vespia Polla, madre dell’imperatore Vespasiano, fosse originaria proprio di questa zona. Fu fondata pochi anni prima della città di Roma. Il tempio di Villa S. Silvestro rimane una delle testimonianze più affascinanti del periodo più antico.
A seguito di un terremoto devastante che la distrusse completamente, nel 63 a. C., prese il nome attuale; prima si chiamò Cassia, da una famiglia nobiliare romana e poi Cascia.
Con la caduta dell’Impero romano iniziarono i saccheggi da parte delle popolazioni barbare. Nel 553 fu conquistata dal bizantino Narsete e in seguito divenne parte del Gastaldato Equano del Ducato Longobardo di Spoleto.
Fu assoggettata dai Franchi nel 789 e divenne uno dei doni dell’Imperatore Ottone I al Papa nel 962.
Di tendenze ghibelline e alleata dell’imperatore fu coinvolta in battaglie contro Spoleto e la Chiesa.
Nel Medioevo, memore di tutti gli assalti, si presenta come un castello fortificato: il Castrum Cassiae si posizionò sul colle di Sant’Agostino (così chiamato per la presenza della Chiesa omonima). Ma non bastò a difenderla da un nuovo assedio che la rese terra dei Trinci di Foligno; poi fu preda di Federico II nel 1228 e ancora distrutta da un terremoto. Passò sotto la dominazione delle signorie folignate, in seguito sotto il domino di Federico II di Svevia e contesa invano dalle città di Spoleto, Norcia e Leonessa.
Nel 1280 conquistò il feudo dei Conti di Chiavano e raggiunse l’autonomia comunale.
Fu testimone di un nuovo assedio distruttivo nel 1516, per mano dello Stato Pontificio. Papa Clemente VIII le conferì il titolo di città nel 1596. Rimase presidio della Chiesa, non facile da gestire e sottomettere, fino al 1860.
Tre i terremoti devastanti che ancora dovevano arrivare: il primo nel 1599, il secondo nel 1703 (50 morti a Cascia e 700 nel suo comprensorio) e il terzo nel 1730. Quest’ultimo spinse molti a emigrare.
Il destino della città doveva ancora essere inclemente e nel 1809 l’occupazione francese smembrò il territorio per far nascere il comune di Poggiodomo.
Nel 1861 Cascia divenne parte del Regno d’Italia.
S. Rita da Cascia
Il nome di Cascia è ormai inscindibile dalla storia di Santa Rita e a lei sono dovuti anche la sua fama e la sua ridente attività.
La donna, al secolo, Margherita Lotti nasce nella frazione di Roccaporena nel 1381. Madre e moglie, conduce una vita dedita alla cura del prossimo e a un’incrollabile fede che la porterà poi a farsi monaca presso le suore agostiniane di Santa Maria Maddalena. Considerava, infatti, Sant’Agostino suo protettore.
E’ considerata Santa degli impossibili, per i miracoli che le sono stati attribuiti ed è la protettrice degli automobilisti. Suo simbolo è la rosa, che a detta dei miracolati, appare sempre in gran numero nelle visioni che si presentano e che è il fiore di cui si riempie la città durante le celebrazioni a lei dedicate.
Si dice che da bambina la Santa era spesso aiutata dalle api e una volta, durante la mietitura queste rimarginarono la ferita di un contadino. Durante un rigido inverno nel 1457, anno in cui morì (il 22 maggio), nel luogo dove era solita pregare accaddero due eventi che sancirono la devozione dei suoi fedeli: una bellissima rosa sbocciò all’improvviso e un fico maturò. Si dedicava alla cura dei lebbrosi senza timore di essere contagiata, esattamente come Madre Teresa di Calcutta di cui sembra anticipare di qualche secolo l’immensa figura.
Le spoglie della Santa sono visibili, conservate inalterate nel tempo in un’urna dentro la Basilica.
La Basilica Santuario
L’edificio, è rivestito di travertino bianco, originario della cave di Tivoli; ha un impianto a croce greca e quattro absidi laterali con cupola centrale che domina il presbiterio.
Sul portale si possono ammirare alcuni episodi della vita della Santa scolpiti dall’artista Eros Pellini, mentre all’interno, realizzati con marmi di Carrara, vi sono le tappe della via Crucis.
E’ una costruzione moderna, terminata nel 1947, dopo nove anni di lavori. Qui le suore agostiniane conservano le spoglie di Santa Rita e alcune sue reliquie.
Va detto però che la chiesa odierna è sorta in sostituzione di una precedente, già ricostruita nel 1557 e dedicata a Santa Rita. Nella ricostruzione sono stati sacrificati oltre l’antica chiesa anche il teatro Flavio, di epoca rinascimentale e Palazzo Martelli.
Il merito della progettazione va all’ingegnere vaticano Mons. Spirito Maria Chiapetta che decise di accostare diversi stili nella pianta centrale come rappresentazione universale della Santa, capace di far confluire da più parti l’amore e la fede. I realizzatori furono gli architetti milanesi Giuseppe Calori e Giuseppe Martinenghi, che apportarono parecchie modifiche al piano iniziale.
La Basilica presenta tante e tali pregiate opere che occorrerebbe un volume a parte. Qui ci si limita a dire che è forse una delle opere più spettacolari anche per la presenza di tradizioni pittoriche diverse nel tempo e nel genere, pur accomunate dalla tematica votiva.
La “penitenzieria”, luogo di penitenza dei pellegrini, funge da raccordo tra la Basilica Superiore e Inferiore. Fu progettata dagli architetti Scrimieri, Gengo e Caproni, gli stessi della Basilica Inferiore ed è stata realizzata nell’anno del XVI anniversario della conversione di S. Agostino. E’ stata inaugurata nel 1986.
Monumenti e musei
Sono molti i luoghi e gli edifici che meritano una visita, tra gli altri, i principali sono: il tempio di Villa San Silvestro, di epoca romana, i ruderi di un tempio pagano del sec. II a.C., la chiesa di Sant’Antonio, la basilica e il Monastero di Santa Rita, la chiesa di San Francesco, la chiesa di Sant’Antonio Abate, la Collegiata di Santa Maria, Palazzo Carli (1500), Palazzo Santi.
Museo Civico di Palazzo Santi
Si affaccia sulla Piazza del Comune, o Piazza Moro, come viene chiamata oggi. Risale al sec. XVI e riunisce diverse case medievali posizionate su due piani e di diversa altezza. Questa architettura particolare è dovuta al terreno scosceso.
Molti sono i rimaneggiamenti soprattutto interni avvenuti nel tempo. I suoi portali sono in pietra a bugnato, una tecnica muraria che si ottiene con bugne, o bozze, ovvero pietre che hanno la stessa sporgenza dal muro.
Era inizialmente la residenza gentilizia della famiglia Santi di Cascia. Distrutta dal terremoto nel 1599 venne ricostruita da Pierluigi, cavaliere di Santo Stefano.
Ancora un terremoto cambia il suo destino: dopo il 1703 diventa dimora delle monache di clausura agostiniane fino al 1739, quando il Comune lo permuta con il convento di S. Lucia e ne fa il palazzo dell’archivio, quartier generale dei soldati, abitazione del chirurgo e forno pubblico.
Nel 1746 la cappella, attigua all’ingresso del palazzo, diviene chiesa comunale dedicata a Sant’Emidio, protettore contro i terremoti.
Nel 1768 i Gesuiti lo trasformano in scuola pubblica e di nuovo, nel 1773 ridiviene dimora dei soldati.
Con l’Unità d’Italia è testimone di una nuova occupazione, stavolta dei Carabinieri che ne fanno una caserma. Una scuola alberghiera vi ha trovato in seguito sede fino al terremoto del 1979. Restaurato negli anni 1980-1981 è divenuto nel 1998, e rimane, Museo civico di notevole pregio.
All’interno, dislocati in diversi piani locali, sono raccolti reperti archeologici che vanno dal sec. VIII a. C. fino all’epoca romana; inoltre raccoglie collezioni provenienti da chiese e palazzi nobiliari, sculture e tele di fattura medievale e rinascimentale, mobilio del Rinascimento e del Seicento.
All’interno della pinacoteca, la stanza meglio conservata è stata dedicata al Cardinal Fausto Poli di Usigni, la cui influenza su Papa Urbano VIII ha di fatto deciso la beatificazione di Santa Rita da Cascia e il destino di tutto il territorio.
I visitatori possono visionare su richiesta il video della festa di Santa Rita, che si tiene ogni anno il 21 e il 22 maggio. Due sale al pianterreno ospitano mostre contemporanee. Infine, la biglietteria e il bookshop del museo sono arredati con mobili ottocenteschi.
Giorni e orari di apertura
Giugno: venerdì, sabato, domenica 10.30-13, 16-18.30
Da luglio a settembre: da martedì a domenica 10.30-13, 16-18.30 (chiuso il lunedì)
Agosto: aperto tutti i giorni 10.30-13, 16-19
Da ottobre a dicembre: sabato e domenica 10.30-13, 15-17
Info: Tel. 0743 / 753055 – Tel.- Fax 0743 / 751010
La chiesa di Sant’Antonio Abate.
Situata in Piazza Aldo Moro e collegata al monastero benedettino, è di origine incerta (forse sec. XI). Subisce varie riedificazioni e trasformazioni nel tempo a causa anche dei terremoti subiti. In particolare l’intera facciata anteriore viene interamente ricostruita nel 1709 per i danni del terremoto del 1703.
Originali invece rimangono il presbiterio e il coro delle monache (XVI) sui quali si ammirano affreschi di notevole pregio che risalgono ai sec. XIV-XV.
Vanno annoverati, tra gli altri il gruppo ligneo raffigurante Tobiolo e l’Angelo.
gli Evangelisti, sedici episodi della Vita di S. Antonio Abate, ispirati alla via dei SS. Padri e opera di Simone Fidati di Cascia (1285-1348), un’Annunciazione, una Madonna col Bambino e due angeli, il Volto di Cristo, raffigurazioni di S. Scolastica e S. Caterina d’Alessandria.
Si tratterebbe di opere realizzate da pittori della scuola spoletina. Forse la decorazione del presbiterio è da attribuirsi al Maestro del Trittico di Terni, seguace del Maestro della Dormitio di Terni.
Le storie della Vita di Cristo, che decorano il coro delle monache sono state realizzate nel 1461 da Nicola da Siena.
Lungo la navata si possono osservare gli altari settecenteschi, ricchi di tele con personaggi sacri (in una c’è S. Michele Arcangelo). L’organo nella controfacciata risale al sec. XVII.
Stile tardogotico e cultura rinascimentale si mescolano sapientemente nelle opere presenti, mostrando influssi umbro-marchigiani e senesi (del Sassetta per esempio). Un altro pittore votivo da annoverare, le cui rappresentazioni sono visibili nella Chiesa, è Domenico da Leonessa, attivo nell’Umbria meridionale verso la metà del sec. XV.
Giorni e orari di apertura
Martedì 10.30-12.30
Mercoledì 15.30-17.30
Venerdì 11.30-13.00
Indirizzo: Piazza Aldo Moro 06043 – Cascia (Perugia, Italy)
Info: (+39) 0743 751010
Dintorni da visitare
Da Cascia si può raggiungere Castelluccio da visitare in occasione della festa della Fioritura; oltre alle città d’arte come Perugia e Spoleto, una visita meritano anche il noto lago di Pilato, i Monti Sibillini e gli impianti sciistici di Frontignano e Forca Canapine.
Eventi e spettacoli
Le Pasquerelle – 2° domenica di gennaio
Festa dedicata a un canto tradizionale tipico del territorio, le Pasquerelle appunto. L’evento si deve a due ex presidenti della Pro Loco Cascia – Roccaporena, Antonio Salamena e Teresa Palaferri, che hanno voluto mantenere intatta nel tempo la tradizione musicale.
Si tratta di canti pastorali eseguiti dai gruppi spontanei, detti “pasquarellari”, dal primo gennaio all’Epifania. I cantori si recano di casa in casa e narrano la nascita del Salvatore con l’augurio di un felice anno nuovo, in cambio di offerte e cibo.
La manifestazione, che vanta una discreta tradizione ormai, si è estesa non solo alla regione Umbria ma a tutto il centro Italia. L’incontro si tiene in piazza San Francesco, qui i gruppi sfilano in costumi tipici delle loro terre e accompagnano i canti con strumenti tradizionali: organetti, fisarmoniche, tamburelli, triangoli e le cosiddette caccavelle. Queste ultime meritano un approfondimento. Sono conosciute anche in altre zone d’Italia (per esempio nella tradizione partenopea) e sono chiamate anche putipù. Sono formate essenzialmente da una pentola di coccio bassa con ampia imboccatura su cui veniva distesa una pelle d’ovino stretta sul bordo con giri di spago. Al centro della pelle tesa è fissata un’assicella cilindrica (o una canna) che strofinata ritmicamente con una pezza bagnata trasmette vibrazioni. Se ne ricava il suono tipico put-pù-put-pù che dà anche il nome allo strumento.
Al gruppo vincitore viene donato lo stendardo che raffigura Sant’Antonio Abate. La sera è la volta della sfida poetica: poeti recitano poesie spontanee sui temi dell’amore, del lavoro, dell’anno iniziato. Si conclude con la distribuzione collettiva di salsicce.
Sant’Antonio Abate – 17 gennaio
I festeggiamenti del Santo protettore degli animali inizia la mattina alle 10.30 con la celebrazione della Santa Messa all’interno della Chiesa di Sant’Antonio. Qui è possibile ammirare i sedici affreschi sulla vita del Santo realizzati da Nicola da Siena e dalla scuola Maestro della Dormitio di Terni.
Al termine della messa gli animali, bardati a festa, sfilano dopo essere stati benedetti.
Segue la tradizionale “banditura delle agnelle”. I presenti chiudono la manifestazione con un rinfresco tipico in cui si distribuiscono fette di ricotta condite con liquore.
Processione del Cristo Morto – 21 marzo, ore 21.30
Suggestivo percorso spirituale che ha come colonna musicale portante il Miserere intonato da uomini e donne che si muovono in processione illuminati dalle torce.
I penitenzieri, coperti completamente con vesti nere, camminano a piedi nudi trascinando catene mentre salgono sul Golgota. Dietro di loro segue la bara del Cristo morto portato a spalla.
Festa di Santa Rita – 22 maggio
E’ probabilmente la festa più importante di Cascia e una delle principali feste vocazionali d’Italia. Si articola su più momenti e il 21 e 22 maggio sono soltanto i giorni culmine della celebrazione secolare. Per quindici giovedì che precedono la festa si organizzano momenti di incontro e preparazione spirituale. Tutta la collettività partecipa e ogni anno estende la celebrazione con un gemellaggio a città italiane o europee. Dalla città gemellata, una settimana prima, parte la staffetta degli atleti più rappresentativi per condurre a Cascia la fiaccola della fratellanza con cui il 21 maggio sera si accende il tripode sul sagrato della Basilica di Santa Rita.
Il giorno dopo c’è il tradizionale corteo storico da via del Pago fino alla Basilica.
Nel 1988 il Comune di Cascia ha istituito l’importante riconoscimento internazionale intitolato alla Santa con cui viene premiata una personalità che si è distinta per l’impegno della fratellanza, dell’amore verso il prossimo e del perdono. Un modo per perpetuare simbolicamente il grande messaggio di Santa Rita che ha avuto la forza di interrompere una faida che interessava la sua famiglia, (il marito venne ucciso dai casciani e la vendetta era scontata). All’odio oppose il forte gesto del perdono, a cui è seguito il ritiro in convento.
Ufficio Informazioni Cascia Tel. 0743.71147
E-mail: info@iat.cascia.pg.it
Festa delle Rite e delle Rose – ultima domenica di giugno
E’ una festa meditativa, dedicata al ritiro spirituale e alla contemplazione. Ci si incontra la sera prima, per partecipare al percorso di preghiera che ripropone il rito collettivo della Via Crucis all’interno del piccolo centro di Roccaporena. Si effettua in piena notte, illuminati dalla sola luce delle torce. Ogni tappa è momento di meditazione sui grandi temi della vita e dei suoi misteri sacri (battesimo, eucarestia). Ai presenti viene distribuito pane benedetto e alle donne di nome Rita, che generalmente si radunano in gran numero per l’occasione da ogni parte, si dona una rosa e una pergamena in ricordo. La terza domenica di giugno è dedicata alle rose, simbolo per eccellenza di Santa Rita.
Le Rite sfilano in processione conducendo due storiche reliquie: il manto di pelle indossato da Santa Rita e una pietra della sua casa natale in cui è incastonato un frammento del corpo.
Il Palio delle frazioni – 19 agosto
Questa festa è stata introdotta da pochi anni e si è arrivati alla VI edizione. Si tratta di una gara gastronomica in cui si affrontano tutte le frazioni che compongono il territorio comunale. Gli sfidanti si riuniscono la sera in piazza San Francesco e preparano i piatti utilizzando prodotti tipici locali, con estro e fantasia e cercando di recuperare le tradizioni culinarie territoriali.
Una giuria decreta il vincitore che potrà tenere per un anno il palio raffigurante lo stemma di Cascia. Il Palio si apre con un corteo storico in costume e a fare da colonna portante ci sono i gruppi tradizionali dei “Tamburini di Cascia” e delle “Chiarine di Cascia”. Il pubblico degusta infine i piatti preparati.
Mostra Mercato Zafferano Purissimo di Cascia – ultimo weekend di ottobre
Un evento straordinario per l’importanza attribuita al cosiddetto “oro rosso”, che abbonda nel piccolo centro umbro sia nei campi sia nella tradizione culinaria. Il suo soprannome è dovuto al valore che ha: occorrono quasi 200 fuori per ottenere un grammo di stimmi.
Ad esso si dedica una mostra ormai di fama internazionale l’ultima domenica di ottobre, subito dopo la fioritura della pianta.
Lo zafferano, storicamente diffuso nella Valneriana è riapparso dopo un lungo periodo di assenza e sta diventando uno dei motori trainanti dell’economia del territorio.
Viene esposto in stand appositi e vetrine dei negozi mentre si alternano spettacoli folkloristici, tra cui primeggia la maestria dei balestrieri.
E’ anche possibile fare passeggiate a dorso di mulo lungo i campi in cui viene coltivato.
Come raggiungere Cascia con i mezzi pubblici
In autobus
Cascia è ben collegata con il servizio pullman SSIT con Perugia, Foligno, Spoleto, Norcia e Roma
Informazioni su percorsi e orari sono reperibili al sito: http://www.spoletina.com
In treno
Cascia non ha una stazione e quella più vicina è a Spoleto. Da qui un ottimo collegamento autobus SSIT può portarti direttamente a Cascia.
Per informazioni sui treni da e per Spoleto e acquisto on-line dei biglietti visitare il sito ufficiale delle Ferrovie dello Stato: http://www.trenitalia.it
Rosa Manauzzi
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