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Narni: la città e la storia

Sezione: Città e paesi | 25 giugno 2009 scritto da nando

Posta ai confini tra l’Umbria e il Lazio, Narni (Oltre 20.400 abitanti) vede la sua storia legata indissolubilmente a una posizione che è rimasta invariata dal preromano oppidum di Nequinum, alla colonia romana di Narnia, al Comune medievale, al centro storico attuale. Indipendentemente dai limiti amministrativi antichi e moderni, il suo territorio gravita, nel lato occidentale della ternana, sulla gola del Nera e sullo sperone occupato dalla città (culmina a 330 metri), all’incrocio dei due assi segnati dalla catena montuosa narnese-amerina e dal corso del fiume che diagonalmente la intaglia.

L’espansione territoriale e l’indipendenza sono gli obiettivi della politica cittadina, spesso in contrasto con il Papato.

La sua collocazione lungo la via consolare Flaminia, netta direttrice da Roma verso il medio alto Adriatico, ne traccia il destino facendo della città il passaggio obbligato di un grande sistema vario la cui validità va ben oltre il periodo romano. Città nell’orbita romana, data la sua vicinanza con Roma subisce invasioni barbariche; per breve periodo occupata dai longobardi di Spoleto, entra a far parte di quel Ducato per poi passare a quello romano, e dopo una breve appartenenza ai beni della contessa Matilde rientra nel territorio che la Chiesa considera come proprio dominio. I secoli del Medioevo vedono il Comune di Narni prevalentemente legato alla parte guelfa e nel XIV secolo incluso nella riconquista del patrimonio papale da parte del cardinale Albornoz, la cui Rocca ospita il presidio pontificio, rappresentato dalla famiglia Orsini. Il drammatico arrivo di Carlo V, nel XVI secolo, che opera distruzioni nella città ne cancella le numerose testimonianze storiche, artistiche e documentarie. Nel Seicento Narni gode di un’economia fiorente grazie alle attività minerarie, commerciali ed artigianali. Nel 1798 la cittadina entra a far parte della prima repubblica romana e alla caduta di questa viene ripristinato il dominio pontificio.

La città attuale vede la nascita di un nuovo abitato di fondovalle, vicino all’area industriale ternana, dal rapido e caotico sviluppo urbano.

Il simbolo della città di Narni è uno scudo celeste su cui è inciso un grosso Grifone rosso.

Seconda la leggenda in epoca medievale un Grifone volava sul territorio compreso tra Narni e Perugia; le due città coalizzate alla caccia del Grifone finirono poi con l’abbatterlo e col dividersi il bottino. Perugia si tenne la pelle dell’uccello, di colore bianco, e Narni le interiora, di colore rosso: ecco spiegato perché il simbolo di Perugia è un grifone bianco a differenza di quello narniano che è rosso.

La cittadina umbra presenta una serie infinita di frazioni: fra le più note, citiamo quelle di Montoro, Ponte San Lorenzo, Vigne, San Faustino, Narni Scalo e altre.

La più popolata, con più di 5 mila abitanti, è Narni Scalo, che si colloca sulla parte più occidentale della Conca Ternana. Nei paraggi di questa frazione è possibile visitare due notevoli resti di epoca romana: il ponte Augusto, che cadde in rovina verso la metà dell’800, in prossimità della stazione ferroviaria e il ponte Cardao nei pressi di Sangemini, località diventata famosa in tutta Italia per la sua fonte acquifera. Per molto tempo Narni Scalo fu area di stabilimenti industriali chimici, ma in seguito alla seconda guerra mondiale si iniziò a progettare le prime abitazione per operai, che costituiranno il nucleo principale del paese anche negli anni ‘60, quando divenne di fatto il primo vero e proprio centro periferico, vista la forte crescita demografica dovuta soprattutto alla vicinanza con la stazione ferroviaria. Sempre a Narni Scalo sono presenti importanti edifici per intrattenere la gente e i giovani, quale il teatro lirico e il palazzetto dello sport.

Altra frazione che fu investita da un notevole incremento demografico, nei primi anni novanta, è Ponte San Lorenzo, popolata da quasi 700 abitanti e posta su un territorio prevalentemente pianeggiante.

Infine Vigne, frazione con alle spalle migliaia di anni di storia: le sue origini, risalenti all’epoca romana, sono documentate dai resti giunteci oggi di alcune abitazioni, case tipicamente latine portate alla luce lungo la via verso Taizzano. Vigne inoltre a causa della propria posizione geografica dovette fungere spesso da anello di congiunzione tra lo Stato della Chiesa e il Gran Ducato di Spoleto. Oggi l’aspetto è quello di un paese in tutto e per tutto moderno, vista la perdita di numerosi ritrovamenti antichi; da ricordare e da tener presente la presenza della cappella di San Giuseppe e della chiesa di Sant’Egidio. In questo borgo è scontato dire che la gastronomia fa la voce grossa e in precisi mesi si tengono feste e sagre varie, in onore di alcuni prodotti tipici del posto, come la castagna e il Vino Novello.

Itinerario di visita: Il centro civile e religioso.

Questo percorso muove da piazza Garibaldi, l’antica piazza del Lago, così chiamata per la presenza di una grossa cisterna idrica. Salendo si ripercorre il tracciato dell’antica via Flaminia, oltrepassando l’Arco del Vescovo. Sulla piazza Cavour la facciata principale del Duomo mostra l’antico aspetto del XII secolo nei tre ingressi e la successiva trasformazione del XIV secolo nel suo innalzamento e del XV secolo nel portico antistante, opera dei maestri lombardi. All’interno la Chiesa mantiene le tre navate della fase romanica, ma l’abside risale al XIV secolo e il nuovo altare della confessione fu realizzato nel XVII secolo. La quarta navata, sulla destra, racchiude il sacello dei Ss. Giovenale e Cassio, ricostruito nella forma attuale nel 1679 dopo la restituzione delle reliquie di San Cassio da parte della città di Lucca. Nella facciata dell’oratorio fu collocata la lastra tombale di Cassio, databile al VI secolo. Risalendo la via Garibaldi si lascia sulla destra una torre medievale ben conservata e si giunge in piazza dei Priori, nel cuore dell’antica città romana e medievale. A sinistra è il Palazzo del Podestà e a destra il Palazzo dei Priori con accanto la torre civica. Il primo, sede comunale, frutto della ristrutturazione in un’unica unità di tre case-torri medievali, presenta evidenti le tracce delle sue pluristratificazioni.

Dalla intera sala del Consiglio si passa alla Biblioteca Comunale, ove si conservano manoscritti, libri corali del Quattrocento, diplomi pontifici e imperiali.

Il Palazzo dei Priori, con la loggia attribuita al Gattapone e la piccola loggetta del banditore, ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli, sino a diventare nel 1618 la Casa dei padri Scolopi che vi fondarono la scuola cittadina, rimasta sino alla metà dell’Ottocento. Nella Piazza si affacciano il Teatro Comunale, del XIX secolo, e la chiesa di S. Francesco, eretta nel XIII secolo. Proseguendo per via Mazzini ci si dirige verso la piazza G.Marzio, dove sono palazzo Bocciarelli e palazzo Mosca, opere del primo Seicento, e quindi la chiesa di S. Maria in Pensole. L’aula, d’origini più antiche, divisa in tre navate mediante colonne di spoglio e capitelli di diversa tipologia, presenta caratteri stilistici dipendenti dalle esperienze artistiche del Duomo nella forma degli archi e nell’alternanza in questi di conci bianchi e rosa. Seguono il palazzo Scotti, del XVI secolo, e le torri dei Marzi, quindi si giunge, sulla piazza XII Giugno, alla ex Chiesa di San Domenico, che risale al XII secolo e che fu anche Cattedrale della città. Tra le opere d’arte in essa contenute si ricordano la tela di scuola raffaellesca con “Gesù Redentore”, la tavola con l’”Annunciazione” di Benozzo Gozzoli, gli affreschi  degli Zuccari. Continuando per via Mazzini si incontrano ancora palazzi cinquecenteschi sino alla piazza G. Marzio con pozzo della comunità, opera del XVI secolo. Da questa è possibile seguire un primo itinerario per via delle Mura che permetterà di vedere i ruderi delle antiche fortificazioni e la cinta delle mura quattrocentesche sino alla Porta Nuova, detta comunemente Porta della Fiera: di qui la via degli Orti e la Casa del Gattamelata, di cui rimane solamente un arco autentico. Un secondo itinerario per via Marcellina consente di attraversare un angolo della città che nei vicoli stretti, nelle case, logge, mura originali mantiene ancora il carattere medievale, sino a via Gattamelata e al palazzo cinquecentesco dei Capoccia che, imponente, si distacca dal contesto che lo circonda. Poi si raggiunge ugualmente la Porta Nuova, così chiamata perché costruita nella nuova cinta di mura, rifatte dopo il sacco del 1527.

Il terziere di Mezule

Per visitare la parte meridionale più alta della città, detta terziere di Mezule, si parte di nuovo dalla piazza Garibaldi e per via del Monte dopo la piazza del Pozzo della comunità, per una breve galleria, percorsa via C. Nerva, si incontra la seicentesca Chiesa di Santa Margherita. Di qui è possibile salire alla Rocca albornoziana.

Michele Caputi

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