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Umbria Jazz 2011 – Harbie Hancock e Wayne Shorter

Sezione: Eventi e manifestazioni | 26 maggio 2011 scritto da nando

Hancock e Shorter

Dopo le prime indiscrezioni sulle partecipazioni all’Umbria Jazz 2011, lo scorso 2 maggio è stato reso noto il programma completo. Tra gli ospiti, come già annunciato in precedenza per l’atteso tributo a Miles Davis, saranno presenti anche due icone del jazz: Herbie Hancock e Wayne Shorter.

Enfant prodige, Herbert Jeffrey Hancock, già all’età di undici anni è sul palco per esibirsi al pianoforte insieme all’orchestra sinfonica di Chicago – città dov’è nato nel 1940. Ma passa ancora qualche anno prima che il giovane Herbie metta da parte gli spartiti con le arie di Mozart e si consacri al jazz; è, infatti, nel 1960 che il trombettista Donald Byrd introduce Hancock nella mitica etichetta Blue Note Records.

Se “Watermelon man”, pezzo forte del suo primo album, “Takin Off” (1963), gli assicura un felice debutto, la vera occasione arriva – sempre nel 1963 – con una telefonata di Miles Davis. Il leggendario trombettista lo invita ad unirsi a quello che diventerà uno dei più celebri quintetti della storia del jazz – formato da Davis alla tromba, Hancock al piano, Wayne Shorter al sax, Ron Carter al basso e Tony Williams alla batteria, il Miles Davis Quintet durante cinque anni di attività, incide capolavori come “Sorcerer” (‘67) e “Nefertiti” (’67). Sciolto il quintetto, Hancock continua a collaborare con Davis per “In a Silent Way” (’69) e “Bitches Brew”  (’70) – prima album del genere jazz rock, definito dai critici fusion.

Qualche anno prima, tratto da un bellissimo racconto dell’argentino Julio Cortázar, “La bava del diavolo”, esce al cinema “Blow-Up” (’66) diretto da Michelangelo Antonioni; la colonna sonora del film è prodotta da Hancock. Diversamente da molti dei suoi colleghi che spesso lavorano in una area musicale abbastanza circoscritta, l’ex enfant prodige è un infaticabile sperimentatore.

Gli anni settanta sono segnati da tanti concerti sold out e molti successi commerciali – specie “Chameleon” (’73), la hit funky suonata col gruppo Headhunters, formato in occasione dell’album omonimo.

Agli inizi degli anni ottanta il pianista statunitense ha il merito di scoprire e lanciare il trombettista Wynton Marsalis. Successivamente, grazie al singolo “Rockit”, contenuta nell’album “Future Shock” (’83), Hancock vince il Grammy award per la miglior performance strumentale R&B – oltre ad aggiudicarsi 5 Mtv Awards. Nel 1986 il regista francese Bertrand Tavernier realizza “’Round Midnight”  e Hancock – piccolo cammeo per lui nella pellicola – cura la colonna sonora premiata con l’Oscar.

Nei primi anni novanta gli US3 – gruppo musicale londinese di jazz rap – inseriscono nell’album“Hand on the Torch”  (’93) un vecchio successo del pianista statunitense – “Cantaloupe Island”, contenuta nell’album “Empyrean Isles” (’64) – trasformandolo nell’accattivante “Cantaloop (Flip Fantasia)” che diventa subito hit mondiale. Sul finire del secolo “Gershwin’s world” (‘98), il disco tributo di Hancock al famoso compositore statunitense, è un successo – partecipano alla registrazione musicisti del calibro di Wayne Shorter e Chick Corea.

Agli inizi del nuovo millennio, insieme a Bill Laswell realizza l’album“Future2Future” (’01), coinvolgendo giovani musicisti hip hop e techno, mostrando la sua incredibile versatilità. In seguito registra un album live: “Directions in Music” (’02) – tributo a John Coltrane e Miles Davis. Nel 2008 si aggiudica il Grammy Award come miglior album con “River: The Joni Letters”, un omaggio all’amica Joni Mitchell – cantautrice canadese di cui rivisita alcuni pezzi degli anni settanta. Il più recente successo è “The imagine project” (’10).

L’altra grande icona del jazz presente alla celebre kermesse umbra sarà il sassofonista statunitense Wayne Shorter (Newark, 1933).

Il giovane Wayne s’incuriosisce e si appassiona al jazz grazie alla radio; sembra, infatti, che al padre, una volta rientrato a casa dopo il lavoro, piacesse ascoltare la trasmissione di Martin Block che passava il meglio del bebop – tra gli altri, il sassofonista Charlie Parker e i pianisti Thelonious Monk e Bud Powell. Shorter comincia durante l’adolescenza a suonare il sax e alla metà degli anni cinquanta, si diploma alla New York University, prima di prestare servizio militare per due anni – periodo durante il quale suona anche col pianista Horace Silver. Nell’orchestra di Maynard Ferguson, di cui era entrato a far parte dopo il congedo, incontra Joe Zawinul (Vienna 1932-2007) – una quindicina di anni dopo, insieme al pianista austriaco e al bassista cecoslovacco Miroslav Vitous fonderà i Weather Report.

Nei Jazz Messengers, l’orchestra di Art Blakey in cui suonava dalla fine degli anni cinquanta, si fa notare per le sue capacità di arrangiatore e compositore. Dal 1964 al 1968 fa parte del Miles Davis Quintet, dove comincia ad ampliare la propria visione sul jazz che lo porterà nel 1971 alla musica dei suoi Weather Report; una svolta sonora indissolubilmente legata alla realizzazione di “Bitches Brew”  (‘70) con Davis, che segna la nascita del jazz rock – tra i capolavori della band di Shorter, “Mysterious Traveller”  (’74).

Negli anni ottanta collabora con svariati musicisti – tra cui Carlos Santana e Pino Daniele – non propriamente jazzisti e, quando nel 1986 la sua creatura, i Weather Report, si sciolgono, inizia la carriera da solista che continua ancora oggi.

Francesco Aiello

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