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Cosa vedere a Todi

Sezione: Itinerari turistici | 12 giugno 2010 scritto da nando

Le strade e i vicoli di Todi sono ricchi di monumenti artistici interessanti. Molte delle antichità, recuperare principalmente presso i siti archeologici locali, sono state raccolte e conservate all’interno del Museo civico cittadino, che ospita anche la pinacoteca. Aperto nel 1997, esso è situato all’interno del palazzo del Capitano e del palazzo del Popolo ed è diviso in diversi settori tematici.

La prima area è il museo della città, così chiamato perché al suo interno sono raccolti una serie di oggetti e testimonianze che ripercorrono la storia di Todi e gli eventi più importanti di cui è stata testimone. Tra i reperti più importanti, in questa sezione è possibile vedere, ad esempio, la sella appartenuta ad Anita Garibaldi, o una grande lastra in marmo, realizzata verso il X secolo, sulla quale sono raffigurati San Cassiano, San Fortunato e Cristo Redentore. La sezione archeologica del museo, invece, raccoglie principalmente una serie di ceramiche e altri oggetti di uso comune che testimoniano gli antichi legami commerciali con la vicina Orvieto. Moltissime altre ceramiche sono conservate all’interno della sezione specifica del museo, la sezione della ceramica: all’interno di questa sala, riccamente decorata con affreschi parietali, sono conservati reperti molto antichi, alcuni dei quali risalgono all’VIII secolo. Alle sale precedenti fanno seguito la sezione dei tessuti, contenente una serie di manufatti artigianali molto antichi, e la sezione numismatica che raccoglie quasi 1500 monete di origine diversa.
Tra i principali artisti le cui opere sono conservate all’interno della pinacoteca di Todi, infine, spiccano Giovanni di Pietro, meglio noto come lo Spagna, Ferraù da Faenza e Andrea Polinori.
Passeggiando nelle strade e nei vicoli cittadini, poi, si possono notare numerosi altri monumenti e reperti antichi che, nonostante le intemperie e il trascorrere del tempo, si mostrano ancora oggi in tutta la loro imponenza ed eleganza.

La fonte Cesia

La fonte Cesia

 In corso Cavour, ad esempio, si può ammirare una delle più importanti fontane di Todi: Fonte Cesia, chiamata anche “Fontana della Rua”. Il nome Cesia, in particolare, le fu affidato in memoria di Angelo Cesi, il vescovo che volle la sua realizzazione agli inizi del 1600, al fine di convogliare in città le acque del colle della Rocca. Al centro della costruzione, insieme all’aquila simbolo della città, è visibile ancora oggi la riproduzione di un albero su un monte che ricordano, appunto, lo stemma della famiglia Cesi. Nel corso degli anni questa fontana fu sottoposta a numerosi interventi di restauro: le vasche laterali in cemento, ad esempio, non fanno parte del disegno originario ma sono state aggiunte nel 1925.
A poca distanza dalla fonte Cesia, s’innalza anche la fonte di Scarnabecco (o Scannabecco), realizzata nella prima metà del 1200 circa dall’allora podestà di Todi, da cui la fontana di Scarnabecco prende il nome. La sua struttura è abbastanza imponente e il suo aspetto è tutt’ora maestoso. Le sue grandi dimensioni, in particolare, sono giustificate dal fatto che le acque in essa contenute erano, in passato, utilizzate dai cittadini a scopi domestici. Nel corso del Medio Evo, inoltre, questa fontana era una delle principali fonti di approvvigionamento idrico cittadino. Al suo interno, sono visibili ancora oggi le quattro vasche per la raccolta dell’acqua, circondate da un ampio portico, sostenuto da una serie di colonne con capitelli riccamente decorati. Le vasche di raccolta, tra l’altro, erano utilizzate anche per abbeverare gli animali. Distrutta da una frana, questa fontana fu sottoposta a profondi restauri nel corso dell’Ottocento: gli unici elementi originari giunti sino a noi oggi, sono proprio le colonne e i capitelli che sostengono il portico.

 

La rocca di Todi

La rocca di Todi

Grazie alla costruzione di queste due fontane, quindi, le acque provenienti dal colle della Rocca, il punto più alto di Todi, potevano essere facilmente trasportate in città ed essere utilizzate per scopi diversi. L’importanza storica di questo colle, inoltre, supera il problema dell’approvvigionamento idrico. Sulla sua cima, infatti, sono visibili ancora oggi i resti dell’antica roccaforte che gli dà il nome. La Rocca di Todi, in particolare, fu fatta realizzare nella seconda metà del 1300 circa, da papa Gregorio XI, il quale commissionò i lavori per la sua costruzione al cardinale Egidio Albornoz. La realizzazione di questa roccaforte comportò tra l’altro l’abbattimento di alcuni edifici precedenti situati sul colle come, ad esempio, il monastero di San Leucio. In un periodo storico caratterizzato da lotte civili e religiose, la funzione di questa roccaforte era principalmente quella di difendere la città sottostante. Per questo essa fu realizzata sull’omonimo colle ad un’altezza di 411 metri circa s.l.m. Nel corso dei secoli, fu distrutta e ricostruita varie volte, almeno fino agli inizi del 1500 circa, quando, dopo essere stata smantellata su volere di Ludovico degli Atti, le sue pietre furono utilizzate per la costruzione di diversi edifici religiosi. Ciò che resta di quest’antica rocca, oggi, sono alcuni resti delle fortificazioni, il Maschio (la sua torre più alta) e un’altra torre tondeggiante.

 

Valentina Coppola

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