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La vita di San Francesco D’Assisi
Sezione: Varie dall'Umbria | 27 ottobre 2007 scritto da nando
San Francesco D’Assisi è senz’altro uno dei maggiori personaggi che hanno reso grande e degna di lode l’Umbria. Venerato in tutto il mondo, egli è il Santo Patrono d’Italia.
Francesco di Bernardone nacque ad Assisi in una imprecisata data compresa tra il 1181 e il 1182 da Pietro di Bernardone, facoltoso commerciante di tessuti, e da Madonna Pica.
Pietro era un ricco esponente della nascente borghesia comunale che in quegli anni si contrapponeva alla vecchia aristocrazia terriera in lotta per conservare i privilegi feudali messi in pericolo dall’ascesa dei comuni. In occasione di uno dei suoi frequenti commerci in Francia, il ricco Pietro sposò Madonna Pica e proprio a questo suo attaccamento alle terre d’Oltralpe, che gli avevano dato enormi ricchezze, dobbiamo il nome di “Francesco”, letteralmente imposto dal padre al piccolo che, durante una delle frequenti assenze del padre, venne invece chiamato da Madonna Pica al fonte battesimale col nome di “Giovanni”.
Ad influire maggiormente sulla prima educazione di Francesco fu proprio la madre e la sua concezione cavalleresca della vita. Da ella aveva appreso la lingua dei trovatori, con cui abitualmente si esprimeva nei momenti di ispirazione poetica prima e dopo la conversione.
Apprese il latino e la matematica dai sacerdoti della Chiesa di S. Giorgio (oggi Cappella di S. Chiara). Il padre lo mise poi “a banco” nel fondaco di famiglia, pare con molto successo.
Il giovane Francesco crebbe nel lusso. Si adornava di splendidi abiti, conduceva una vita sfarzosa e piena di agi. Il suo carattere estroverso lo rese il “principe” delle brigate giovanili di Assisi. Nonostante la sua vita spensierata, Francesco era un giovane garbato, nemico della volgarità, affabile e gentilissimo. Si dimostrava sempre generoso con i poveri.
Secondo il suo primo biografo, Tommaso Da Celano: “la bellezza dei campi, l’incanto dei vigneti, tutto ciò che era piacevole agli occhi lo riempiva di gioia”.
Nel 1202 fu chiamato a compiere il suo dovere di buon cittadino in occasione della guerra fra Assisi e Perugia. Francesco si armò e partì ma a Collestrada, nei pressi di Ponte S. Giovanni, venne fatto prigioniero e rilasciato nel novembre del 1203, in seguito ad un trattato di pace tra le due città contendenti.
Tornato ad Assisi riprese la sua vita ricca e agiata, forse in maniera ancor più intensa fino all’età di 23 anni quando, a causa di una malattia, fu sul punto di morire. Riacquistata lentamente la salute, riprese la vita mondana ma stavolta non ne trasse più alcuna soddisfazione e una indefinibile inquietudine gli assalì l’anima.
Per ottenere la tanto agognata investitura a cavaliere, decise di raggiungere nelle Puglie il conte Gualtieri III di Brienne, che allora conduceva una campagna per riportare nell’usurpato Principato di Taranto il legittimo erede dei re normanni, Costanza, vedova di Enrico IV.
Assieme ad un compagno nobile ma povero (per il quale acquistò una ricca armatura) partì per Spoleto, prima tappa del suo viaggio vero le Puglie. Lì però si ammalò di nuovo e, durante un delirio febbrile, sentì la voce di Dio che gli disse: “torna in Patria: là ti sarà detto quanto devi fare”.
Ritornato ad Assisi, Francesco non fu più attratto dalla vita condotta in precedenza ma dalla preghiera e dalla meditazione.
La voce udita a Spoleto si ripresentò mentre era in preghiera dinanzi al Crocefisso nella diroccata chiesa di S. Damiano: “và, Francesco, restaura la mia casa, che, come vedi, va in rovina”. Più che un ordine materiale, il riferimento pare essere rivolto alla Chiesa Cattolica, a quei tempi corrotta e mondana. Francesco non comprese appieno il significato dell’ordine e si diede con fervore alla ricostruzione della chiesetta. Per procurarsi i mezzi necessari, vendette a Foligno alcuni rotoli di preziose stoffe del padre, il quale, infuriato e deluso da quel figlio in cui aveva riposto grandi speranze, chiese l’intervento dei Magistrati comunali per diseredarlo. I magistrati però non si pronunciarono e rimisero la questione dinanzi al Vescovo di Assisi, forse perché Francesco aveva già preso gli ordini minori e della minorità egli fece il cardine della sua proposta cristiana.
Molti altri si unirono a lui e ai suoi compagni. La regola imposta da Francesco prevedeva carità, obbedienza e povertà. Inizialmente osteggiata, la comunità di Francesco ottenne nel 1210 da Innocenzo III l’approvazione orale della Regula Principis (riformulata poi nella Regula Bullata approvata da Onorio III nel 1223.
Nel 1219 Francesco intraprese vari viaggi in Oriente, che lo portarono anche in Terrasanta. Mentre i crociati assediavano Damietta, egli visità il sultano al-Malik al-Kamil per annunciargli il Vangelo. Il sovrano arabo lo accolse benevolmente. Francesco predicò poi anche in Spagna e Francia, oltre che in Italia.
Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dalle sofferenze fisiche nonché dal tormento di vedere il suo ordine diventare molto simile a quelli preesistenti. Nel 1224 ricevette le stimmate alla Verna, nel Casentino e fu canonizzato da Gregorio IX a soli due anni dalla morte, avvenuta nel 1226.
Un commento a “La vita di San Francesco D’Assisi”
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Veramente un bell’articolo, complimenti!