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Todi, la città più vivibile del mondo!

Sezione: Varie dall'Umbria | 24 maggio 2009 scritto da nando

Cittadina d’aspetto medievale, Todi (oltre 16 mila abitanti) ha origini molto antiche che si riallacciano alla fondazione umbra della città, fin da allora arroccata sull’altura (m 400) dominante la valle del Tevere in una zona posta al confine con il territorio degli Etruschi dai quali verrà in seguito conquistata. La poderosa cerchia muraria in blocchi di travertino, innalzata tra il III ed il I secolo a.C., abbraccia due colli che originariamente erano separati da una insellatura e raccordati attraverso una complessa struttura muraria.

La storia

Confluita nell’orbita romana nel III secolo a.C., diventò municipio nel I secolo a.C. e con molta probabilità in questo periodo fu riadattata la cerchia pre-romana. Nello stesso tempo l’incremento demografico rese necessario l’ampliamento delle mura o meglio la costruzione di un terrazzamento che circondò la città nei suoi lati orientale e meridionale. Della città romana rimangono numerose testimonianze nei frammenti di colonne della Cattedrale, nel lastricato di travertino e nelle grandi cisterne sotto la piazza, nella pavimentazione a mosaico di alcuni edifici pubblici; il teatro si inserisce nella fascia di espansione sopra il muro di terrazzamento orientale e l’ampio piazzale del mercato occupa l’area delimitata dalla monumentale muratura a nicchie semicircolari, anch’essa struttura di contenimento che colma il dislivello tra le due cerchie della città. L’anfiteatro, secondo uno schema frequente, è in un’area pianeggiante fuori porta, lungo la strada che collega Todi con la via Flaminia.

Todi, Palazzo dei Priori

Todi, Palazzo dei Priori

Nell’alto Medioevo la città romana contenuta dentro l’antica cerchia etrusco-romana e il disegno generale del suo tessuto è regolato dalle tre strade principali che provenendo dal territorio si incrociano nel centro urbano: la via Amerina in direzione nord-sud, la via Ulpiana da est e l’Orvietana da ovest. La tipica edilizia altomedioevale, lungo i vicoli stretti che piagano a gomito e terminano nei cortiletti ciechi, è rintracciabile in molte parti della città alta intorno all’area della Cattedrale e a San Fortunato. Al di fuori delle mura gli interventi si concentrarono nella zona dell’anfiteatro romano, che nel periodo delle invasioni barbariche viene sfruttato come baluardo difensivo; qui intorno si collocano anche le prime chiese extraurbane di S.Agostino e S. Nicolò de Criptis.

Todi, Duomo di Piazza del Popolo

Todi, Duomo di Piazza del Popolo

Tra l’XI e il XII secolo l’abitato torna ad allargarsi nello spazio tra le due cerchia antiche sturando l’area tra porta Marzia e Porta Catena; si delinea a nord un’espansione esterna alla città con un suburbio che già ai primi del Duecento si configura come il “Borgo Nuovo”. Ma è soprattutto il Comune medievale, organismo che raggiunge la sua piena definizione tra il XIII e il XIV secolo, a completare programmaticamente il disegno urbano regolando la crescita dei borghi fino alla loro massima espansione. Intorno alla metà del ‘200 la città  viene racchiusa in una terza e ultima cerchia muraria, che ricalca in parte il tracciato della seconda e si allunga a comprendere le nuove appendici urbane cresciute lungo le principali strade di accesso. Insieme al Borgo nuovo, sono il Borgo Ulpiano, quello di Porta Fratta e un’espansione a ovest. L’impegno comunale non trascura le opre di urbanizzazione più importanti come la lastricazione delle strade , la rete delle fognature e l’approvvigionamento idrico. Il disegno della città viene completato realizzando il complesso monumentale della piazza, che tra il XIII e XIV secolo raggiunge un assetto unitario e rappresentativo del potere pubblico, riunendo in uno spazio sapientemente equilibrato i principali edifici pubblici, laici ed ecclesiastici. L’autonomia comunale si indebolirà di pari passo con il programma di restaurazione intrapreso dallo Stato della Chiesa. La ribellione del Comune tudertino alle rivendicazioni papali provoca una serie di interventi repressivi condotti dal cardinale Albornoz nella seconda metà del ‘300 e terminati con l’imposizione di un governatore pontificio e la costruzione di una Rocca.

Todi, palazzi del Capitano e del Popolo

Todi, palazzi del Capitano e del Popolo

Nei secoli successivi al XIV la storia urbanistica non può più essere seguita attraverso interventi di grande entità, ma si incentra soprattutto su singoli fatti edilizi legati a una committenza signorile ed ecclesiastica. Nelle aree più rappresentative della città alta si costruiscono, nel XV e XVI secolo, le residenze private delle famiglie notabili, come i due palazzi degli Atti sulla piazza maggiore. Un altro periodo ricco di eventi urbanistici e architettonici si collega all’attività di Angelo Cesi, vescovo di Todi tra il 1566 e il 1606. Autore di un vero e proprio piano regolatore, che avrebbe trasformato larghi brani di città con l’apertura di vie monumentali, il Cesi non realizza effettivamente che una piccola parte del suo programma, tra cui l’allargamento della via Cesia e della via Rua, dove si colloca la fontana omonima, i restauri della Cattedrale, la costruzione del Palazzo Vescovile, la chiesa del Crocifisso fuori le mura. È con questo periodo che può chiudersi la sintesi delle vicende di definizione urbana, che nei secoli seguenti si limitano a minuti interventi frammentari. La città mantiene un’integrità storica particolare; nel suo tessuto le epoche paiono fondersi con naturale continuità e i contrasti non si rivelano con violenza. Il rapporto col paesaggio circostante – condizione tra le più rare – non è toccato da alterazioni profonde, mantenendo i connotati antichi di regione agricola; l’espansione edilizia degli anni recenti si lega alle piccole frazioni di fondovalle, lasciando intatto il profilo della città a corona del colle che scende ripido tra i boschi e colture.

Itinerari

Todi, nonostante le sue modeste dimensioni, riesce a colpire il visitatore contando su un numero incommensurabile di monumenti e luoghi di interesse artistico capaci di edulcorare l’animo di chiunque si trovi a passare di lì.

La piazza del Popolo (già piazza Vittorio Emanuele II), nella sua forma allungata e conclusa dai volumi monumentali dei palazzi pubblici e del Duomo, è tra le più singolari realizzazioni comunali umbre. Sul luogo dove già il Foro romano vedeva collocati gli edifici rappresentativi, si definisce tra il XIII e il XIV secolo un involucro che alle opposte estremità dello spazio rettangolare contrappone, con effetto suggestivo, il gruppo dei palazzi laici al complesso del Duomo. Il primo, il Palazzo del Podestà, tra i più antichi edifici comunali italiani, si allunga verso la piazza con un corpo rettangolare, porticato al pianoterra e severo nella sua mole chiusa e squadrata. Più tardo è il Palazzo del Capitano del Popolo, costruito poco dopo il 1290, anch’esso con l’ampia loggia a pilastro centrale al pianoterra. Tra il 1334 e il 1347 il comune realizza il Palazzo dei Priori, fabbricato in forme gotiche con la torre quadrangolare che fa da perno tra le due piazza, variamente trasformato fino all’intervento cinquecentesco cui appartiene la sobria facciata.

Il Duomo, che si attesta nel centro cittadino prima degli edifici pubblici laici, rappresenta intorno al 1000 il fulcro politico della città, governata dal vescovo. L’edificio sarà ampliato in fasi successive tra il XII e il XIV secolo; la facciata presenta valenze tardoromantiche e gotiche, mentre l’interno, a tre navate, ha una quarta navatella aggiunta nel ‘300. Tra le opere d’arte: un Crocifisso su tavola della fine del XIII secolo, nell’abside, un coro ligneo del XVI secolo e due tavole della Spagna, tre statue di Andrea Pisano; degna di visita anche la cripta del XII secolo. Una rampa a sinistra del Duomo conduce, attraverso un portale del Vignola, al Palazzo Vescovile, che appartiene alla serie di architetture cittadine realizzate dal vescovo Angelo Cesi. I palazzi Atti e Cesi, proprietà delle famiglie più in vista di Todi tra ‘400 e ‘500, occupano non a caso posizioni estremamente rappresentative. Costeggiandoli, il percorso si addentra nel tessuto tortuoso dei vicoli altomedievali per toccare uno dei tratti più suggestivi della cerchia urbana, dove le muta antiche curvano sostenendo il fianco occidentale della città, e per raggiungere poi in piazza della Repubblica il tempio di San Fortunato, intrapreso nel 1292 in forme grandiose con il contributo del Comune. La sua mole, nel panorama urbano, arriva a prevaricare quella del Duomo; la tipologia della chiesa deriva dagli impianti nordici “a sala”, a navata unica; la costruzione si prolunga fino al ‘400, cui appartiene la facciata rimasta incompiuta. Nell’armonioso interno, di slanciata struttura gotica, si trovano un affresco di Masolino da Panicale e il coro intagliato, del 1590; nella cripta è sepolto Jacopone da Todi. Costeggiando il convento, nell’adiacente giardino pubblico si rintracciano pochi ruderi di quella che era la Rocca trecentesca imposta da Albornoz nel 1373. Soggetta a numerosi attacchi nel XV secolo, fu demolita nel 1503.

Dal terrazzamento più basso della città, superando la Porta Aurea che immette nel medievale Borgo di Porta Fratta, si può raggiungere il tempio extraurbano di San Maria della Consulazione, iniziato a costruire nel 1508 sul luogo di un’edicola sacra particolarmente cara alla devozione popolare. La costruzione della chiesa, attribuita al Bramante, si protrae fino al 1607 con il contributo di vari architetti, tra cui il Peruzzi, il Vignola, lo Scalza. Ritornando alla Porta Aurea, lungo il rione Camuccia si passa accanto all’antichissima chiesa di San Maria, risalente al VII-VIII secolo e ricostruita nel XIII secolo, con affreschi medievali.

Prolungando l’itinerario si prende corso Cavour (già Rua), che dalla piazza Garibaldi scende verso le Porte Marzia e Catena. La via venne parzialmente allargata dal vescovo Cesi, che fece costruire anche la seicentesca fontana. Nell’ultimo tratto entro le mura l’asse attraversa il Borgo Ulpiano, rapidamente costruito nel ‘200 per far fronte al notevole incremento della popolazione.

Michele Caputi

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