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Il Teatro del sogno a Perugia – il soprannaturale di Marc Chagall

Sezione: Varie dall'Umbria | 20 novembre 2010 scritto da nando

chagallFino al 9 gennaio 2011 alla Galleria nazionale dell’Umbria a Perugia è possibile visitare la mostra curata da Luca Betrice Teatro del sogno. Da Chagall a Fellini (dal martedì alla domenica, 9:30-19:30). Filo rosso dell’esposizione temporanea lo sguardo onirico che, nel corso dell’ottocento e del novecento, attraverso diversi linguaggi – specie pittura e cinema, ma sono presenti anche installazioni contemporanee – dà vita a visioni fantastiche di pittori quali Dalì, Mirò, De Chirico o cineasti come Buñuel e Hitchcock.

 

Tra i maestri del sogno, artisti capaci di vedere al di là della realtà apparente, Marc Chagall (1887, Vitebsk – Saint-Paul de Vence, 1985). Vedendo i suoi quadri, di primo acchito si potrebbe pensare che la sua pittura non sia poi tanto lontana da quella surrealista – che indubbiamente per certi versi anticipa – ma in realtà la sua cifra artistica è molto differente. Apollinaire, passato al suo studio prima che scoppiasse la grande guerra, guardando le sue opere a proposito del suo lavoro lo definisce soprannaturale; aggettivo a cui forse si ispira Breton quando comincia ad adottare il termine surreale per la corrente artistica di cui è il teorico. E non è del tutto casuale il fatto che qualche tempo dopo i surrealisti aprano le porte del loro movimento ad un pittore che supera la visione apparente della realtà dipingendo le sue fantasie. Ma, mentre i surrealisti si preoccupano di rendere visibili le assurde regole dell’inconscio attraverso l’automatismo o comunque con la contemporanea compresenza di elementi eterogenei all’interno della stessa scena cercano piuttosto di svelare le inquietudini degli uomini; al contrario Chagall rincorre il sogno, la sua magia onirica, il soprannaturale.

 

Nato in una cittadina bielorussa, Chagall cresce nel quartiere ebreo secondo le tradizioni della sua religione; e lungo tutto il corso della vita conserva il ricordo delle sue origini: sente la malinconia del suo popolo da sempre costretto a spostarsi, spesso disprezzato e auspica una situazione migliore.

 

Prima di arrivare a Parigi nel 1910, Chagall studia inizialmente con un pittore realista a Vitebsk, per poi prendere lezioni a Pietroburgo da Leon Bakst che, avendo soggiornato nella capitale francese, può illuminare il giovane artista sulle nuove tendenze dell’epoca. A Parigi Chagall abita sulla rive gauche, a Montparnasse, che insieme a Montmartre – sulla sponda opposta della Senna – rappresenta il più importante centro culturale della ville lumière. Léger e Modiglioni tra i suoi vicini di casa.

 

È nell’entusiasmante clima parigino che Chagall matura la sua visione creativa: un universo di forme. Il suo formalismo, però, è diverso rispetto, ad esempio, ai lavori dei cubisti; la sua impressione, infatti, è che i cubisti – che inizialmente frequenta senza appassionarsi alle loro ricerche – riducano la realtà a geometrie di cui restano schiavi, mentre la sua arte è un tentativo di liberazione (non solo della fantasia) attraverso sì composizioni plastiche, ma introducendo una dimensione psichica.

 

Dal cubismo – orfico più che quello ortodosso di Picasso e Braque – assimila, in ogni caso, la scomposizione e ricomposizione della realtà secondo un ordine personale; tecnica che, insieme alle esperienze di Van Gogh e dei fauves da cui apprende il significato espressivo del colore, rappresenta la base su cui il pittore russo intraprende il suo cammino di ricerca artistica.

 

I lavori dei primi anni parigini, ricchi di colori, descrivono una luminosa città di visione hemingwayana, in cui come scriveva lo scrittore statunitense se hai avuto la fortuna di vivere da giovane poi nel resto della vita ti accompagna come A moveable feast (una festa mobile).

 

Nel 1914 sorpreso in Germania dallo scoppio del primo conflitto mondiale, Chagall rientra in Patria e sposa la sua amata Bella – la moglie gli resterà al fianco fino al 1944, quando a causa di un’infezione morirà mentre i due coniugi sono in America, dove si erano rifugiati durante la seconda guerra mondiale. Per il profondo dolore, il pittore russo non sarà in grado di dipingere per molti mesi –.

 

In Russia nel 1917, dopo la rivoluzione e la caduta del regime zarista, in un clima di generale euforia Chagall collabora alla rinascita delle arti. Ma snobbato sia dai conservatori che dai progressisti rientra, dopo un breve soggiorno in Germania, a Parigi nel ’23; qui, riprende il lavoro nel suo stile unico che lo caratterizza non soltanto nei dipinti su tela, ma anche nelle realizzazioni più complesse, come quella all’Opéra: in un edificio così pomposo, le sue ariose decorazioni della cupola creano un effetto di leggerezza meraviglioso.

 

Tra le tante opere presenti alla Galleria nazionale dell’Umbria, di Chagall è possibile ammirare La famille, 1975-76 (collezione privata) e Nu au-dessus de Vitebsk, 1933 (collezione privata).

 

Altre opere esposte da segnalare: Le regards perdu, 1927-28 (collezione privata) di Renè Magritte; Smoke, 2008 (Studio d’Arte Raffaelli, Trento) di David Salle; Der torso un die seinen bei vollont, 1939 (Collezione privata, Torino) di Klee; Beautiful guest must dress in pastel only for the picture painting, 2007 (Collezione Ernesto Esposito, Napoli) di Damien Hirst.

 

Francesco Aiello

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