Cerca


Menù principale

Menù utente

Archivi

Blogroll

Newsletter


« Eventi e tradizioni enogastronomiche ad Orvieto | Home | I segreti di Gubbio »

Le tavole eugubine

Sezione: Varie dall'Umbria | 9 marzo 2010 scritto da nando

Gubbio è una delle città umbre più antiche. Numerosi ritrovamenti archeologici, tra i quali i resti di un antico caseggiato rinvenuti sul monte Calvo, avvalorano l’ipotesi della presenza di insediamenti umani su questo territorio sin dalla preistoria. Il nome antico della città era Ikuvium o Iguvium e la sua particolare posizione geografica, la rendeva meta di passaggio per tutti quelli che avevano la necessità di spostarsi dalla costa tirrenica a quella adriatica dell’Italia. Molte popolazioni, come ad esempio quella etrusca, scelsero questi territori per risiedervi stabilmente, lasciando ai posteri numerose tracce che si riferiscono alla loro cultura e alle loro abitudini.

Una delle preziose tavole eugubine

Una delle preziose tavole eugubine

Tra i più importanti reperti archeologici rinvenuti fino ad oggi, le tavole eugubine rappresentano uno dei pochi documenti risalenti al periodo umbro-etrusco della città. La loro datazione e il luogo del loro ritrovamento sono ancora oggetto di studi approfonditi a causa delle pochissime informazioni che sono giunte sino ad oggi.
Per quanto riguarda il loro ritrovamento, in particolare, gli studiosi si dividono: a parere di uno studioso anonimo del XVII secolo, esse erano conservate all’interno di una stanza sotterranea situata in prossimità della chiesa di San Francesco; altri ritengono che esse siano state rinvenute presso i resti di un antico teatro romano; altri ancora ne indicano il ritrovamento nei pressi del tempio dedicato a Giove Appennino, una costruzione risalente all’antica Roma e situata ai piedi del monte Catria.
Anche il numero originario delle tavole è incerto: lo studioso anonimo su citato ritenne che in totale fossero 12; altri ne contano 9 e altri ancora 8. Quelle giunte sino a noi oggi, però, sono soltanto 7.

La data del loro rinvenimento è totalmente oscura. Il primo documento ufficiale che ne parla è un atto notarile, datato 25 agosto 1456, intitolato “Emptio certatum tabularum eburnea rum facta per Comune a Paulo Sclavo”. In conformità a quanto riportato nel documento, nel 1456 il proprietario delle tavole, il sig. “Paulus Greghori de Sig.a” donava al Comune di Gubbio le sette tavole in cambio della cessione per due anni, da parte di questo, degli incassi relativi alla tassa sui Monti e Pascoli.
Dal punto di vista strutturale le tavole eugubine sono state realizzate in bronzo e riportano antiche incisioni in lingua latina e umbro-etrusca. La superficie incisa è leggermente diversa in alcune tavole: la maggior parte di esse, infatti, è incisa su entrambe le facciate; la terza e la quarta tavola, al contrario, sono incise soltanto su una facciata.
Le prime quattro tavole, inoltre, sembrano essere più antiche delle successive tre. In particolare, le prime, scritte in lingua umbro-etrusca, potrebbero essere state incise tra il III e il II secolo a.C.; le ultime tre potrebbero risalire, invece, al I secolo a.C. circa. Una particolare caratteristica che differenzia ulteriormente queste ultime tre tavole dalle precedenti è che la quinta di esse è scritta, su un lato e su parte dell’altro, in lingua umbro-etrusca, mentre le ultime due sono interamente in latino. Per meglio classificarle gli studiosi tendono chiamare le tavole scritte in umbro “paleoumbre”, mentre quelle scritte in latino “neoumbre”.
Gli studiosi iniziarono a interessarsi alla loro traduzione nel corso del Rinascimento: ne furono eseguite manualmente delle copie affidate agli studiosi dell’epoca; in seguito, poi, furono riprodotte in maggiore quantità grazie all’uso di presse e di altri strumenti meccanici. Una di queste copie fu affidata a Filippo Buonarroti, importante studioso, il quale, nel 1723 circa riuscì a dargli la classificazione numerica utilizzata ancora oggi. Le sue copie, in seguito, furono donate all’Accademia Etrusca di Cortona che le conserva ancora oggi. Un’altra copia è visibile, invece, presso l’Archivio di Stato della città.
Sono molti gli studiosi che si sono dedicati alla traduzione delle tavole eugubine e, in seguito ai loro studi è emerso che esse descrivono i cerimoniali e i riti religiosi di antiche feste. Esse, inoltre, danno numerose informazioni sul territorio di Gubbio e sulle credenze religiose antiche. In particolare: nella prima tavola sono indicati i rituali da eseguire durante i riti di purificazione della città e dell’esercito; nella seconda tavola sono descritte le istruzioni da eseguire in caso di presagi avversi; nella terza e nella quarta si parla delle “Sestentasie”, feste religiose che probabilmente erano festeggiate annualmente;  la quinta tavola regolarizza il compenso e le sanzioni relative ai compiti dell’operatore di culto; la sesta riassume brevemente le cerimonie di purificazione dell’esercito e della città già descritte nella prima tavola; la settima, infine, parla dei compiti dell’operatore di culto e descrive altri aspetti delle cerimonie di purificazione.
Le dimensioni delle tavole sono variabili: le più piccole, la terza e la quarta, misurano 40 x 28 cm, mentre le più grandi, la sesta e la settima, misurano 87 x 57 cm. Esse sono contenute all’interno del palazzo dei Consoli di Gubbio, uno degli edifici più antichi della città, sede della pinacoteca e del museo civico cittadino.

 

 

Valentina Coppola

Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • Segnalo
  • Ok o no?
  • Digg
  • del.icio.us
  • Technorati
  • Furl
  • blinkbits
  • BlinkList
  • co.mments
  • Ma.gnolia
  • Reddit
  • Spurl
  • YahooMyWeb

No Comments »




Commenti

Devi effettuare il login per inserire un commento.